Noi studenti e studentesse, docenti e ricercatori precari, da settimane portiamo avanti la ferma opposizione alla legge 133/2008, agli effetti nefasti di questa, alla logica dello smantellamento del sistema formativo pubblico.
Il movimento universitario sta conducendo una battaglia contro la dismissione del ruolo dello Stato come principale finanziatore dell'Università e del mondo della formazione e della ricerca.
L'Onda respinge ogni tentativo governativo di illudere l'universo accademico con provvidementi effimeri volti solo a frammentare la mareggiata che ha invaso il nostro Paese, e pertanto continuerà, continueremo la mobilitazione.
La situazione di Siena si configura come paradigmatica rispetto all'azione governativa: l'autonomia finanziaria ha determinato una situazione economica disastrosa per il nostro Ateneo, e il piano di risanamento elaborato segue la stessa logica dei provvedimenti del Governo, tagliando sulle fasce più deboli e più precarie della nostra università.
Pur considerando necessario il tentativo di porre soluzione alla gravissima crisi finanziaria che coinvolge l’Ateneo, rileviamo che sono proprio i soggetti labili ad essere maggiormente colpiti, attraverso il taglio dei fondi per il reclutamento di nuovi ricercatori, degli assegni di ricerca, delle borse di dottorato, dei fondi per la copertura di docenze a contratto dei non-strutturati, dei posti di lavoro per i dipendenti delle cooperative di sorveglianza e custodia e la mancata presa di servizio del personale in attesa di chiamata.
Queste scelte dequalificheranno le Università, impoverendo la ricerca, e trasformando la maggior parte degli atenei in fornitori di didattica di cattiva qualità.
Respingiamo chiaramente la paventata nomina di un direttore amministrativo di chiara espressione dello stesso governo che porta avanti determinate logiche, poichè pensiamo che la riforma dell'università debba avvenire attraverso un processo condiviso e non attraverso tagli incondizionati che consegnano nei fatti gli atenei pubblici nelle mani dei privati, anche grazie alla possibilità di tarsformarli in fondazioni di diritto privato.
Coloro che hanno determinato la crisi, questo sistema di potere che coinvolge questa e le passate gestioni, devono assumersi le proprie responsabilità: non riteniamo che lo stesso sistema che ha generato questa crisi sia in grado di autoriformarsi, pertanto richiediamo le dimissioni del rettore Silvano Focardi e del collegio dei revisori dei conti.
Per questi motivi il movimento universitario non ha nessuna intenzione di far svolgere questo consiglio di amministrazione e porterà avanti tutte le iniziative possibili per contrastare questo modello di università, basato sulla sostenziale dismissione del ruolo del pubblico e su tagli incondizionati a danno dei soggeti più esposti.
La nostra mobilitazione non finisce ora, il vostro consiglio sì.
(ouh yeah)
"On s’est connu, on s’est connu.
On s’est perdu de vue, on s’est r’perdu de vue.
On s’est retrouvé, on s’est réchauffé.
Puis on s’est sépararé.
Chacun pour soi est reparti
dans l’tourbillon de la vie…"
Un grande, grande bagaglio di entropia, troppo grande per questo poco spazio che mi ritrovo... ora mi sembra di poter raggiungere di nuovo certi stati confusionali da erasmus, anche se con un pò di leggerezza e isteria in meno. Mi sento un pò in colpa verso tutto perchè sono sfuggente e dispersa, però nel frattempo costruisco altre cose importanti, e forse non è sbagliato... e poi cerco di definire la mia fase attuale, ma non ci riesco, forse si può definire solo retrospettivamente, o forse si tratta solo di un altro momento indefinibile. Devo cercare di non dimenticare quello che ho imparato da quel paio di cari profondi amici tedeschi, che mi hanno insegnato non solo molte parole nuove ma anche nuovi modi di stare al mondo: che è giusto aspettare, non voler consumare la realtà e le persone come i prodotti di ogni giorno, con la fretta di possederle, di capire tutto subito, di dominare la situazione per passare al più presto al fotogramma successivo. Voglio cercare di accettare il tempo - perché mi sembra che davvero l'attesa dia i frutti migliori... e perché è un modo per rispettare le persone, sentirsi felici sapendo che c'è qualcuno fatto in un certo modo, che vive e cresce da qualche parte nel mondo, mentre io vivo e cresco, piano, con allegria e con un pò di male.. e perché crollano le borse, fallisce l'ateneo, il ministro dell'istruzione si sdraia sullo scalone del suo ministero per farsi fotografare in posa da soubrette, ma l'autunno, qui a nordest di tutto il resto, spezza il cuore - e sarà spietato essere grati di questo racchiuso gioiellino che è Belluno, questo paradiso da telegiornale - ma da qui dentro sembra davvero che l'unica legge sia il passare del tempo, e forse è una legge molto dolce. In fondo, vorrei solo riuscire ad accettare ed attraversare tutti questi momenti, questi labirinti incomprensibili che ci portiamo intorno, anche perché probabilmente gli squilibri sono i nostri stati più produttivi... e più vitali...
a presto a tutte voi, orfanelle del web,alle prese coi libroni di filologia e le ricerche della pace interiore.. ogni ritorno è davvero lunghissimo e si è sempre di nuovo impreparati!
bacini maddi
ps mi sembra che questo post sia sospeso nella dimensione del forse, magari, probabilmente e dei puntini di sospensione.. un'oscillazione del pensiero, una barricata di imprecisone come se parlassi una lingua straniera.. sarà questo momento di spaesamento! perdonate! ciao ciao (indovinate di che film è la citazione iniziale!!!! aiuto da casa: claudia tu lo ami)
Ground control to Major Tom.
non è ancora time to leave the capsule, non ancora: è anzi il momento di rientrarci mente e cuore, ricominciare a tornare realmente, senza partenze verso l'infinito e oltre.
immagino che sia così per tutte: sentirsi che solo ora, a settembre 2008, stiamo tornando nella "solita" vita, nonostante ormai sia passato abbastanza dalla fine: di nuovo a siena, di nuovo nel piccolo caos ovattato della vita senese e studiosa, senza partenze o ripartenze, senza toccate e fuga. stabili, fino alla fine -quella vera, anche se in piccolo-. E al tempo stesso immagino che capiti anche a voi di immaginare altre vie, altre possibilità di essere.
a me sì e mi confondo, mentre osservo da una prospettiva ingigantita altri stili di vita. Roma è un'altra dimensione, non mi posso stancare di ripeterlo. ma siena... è siena, sempre. e comunque vada, rimarrà tale: sono grata di esserci, di averci vissuto, di aver conosciuto voi e le persone di cui amo circondarmi.
comunque vada.
per ora, buon ritorno a tutte, me compresa, e w il turbine di idee che mi (ci) circonda -prospettive e tesi e tutto il resto, benvenute.
per dare un senso a queste calde giornate pensiamo che ci siamo, che the living's easy, e soprattutto che one of these mornings, child, you're gonna rise up singing - you're gonna spread your wings and take to the sky.
che altro c'è da aggiungere?
....vuoi la macchina per volare? Ti faccio la macchina per volare... vedi Arizona Dream.
Natalia vede i sassi rossi sulla spiaggia di 'Gotlanda' in Svezia e ci fa una collana col filo di cuoio. Poi di collane ne fa tante e le vende al mercatino estivo del paese. Con i soldi che ne ricava si paga la scuola d'arte a Copenhagen e diventa una pittrice. Poi scopre l'Italia e impara l'italiano leggendo i giornali e parlando con le persone. Viaggiando dipingendo.
Adesso ha 85 anni e seduta al tavolo dello Skat Center mi dice che ha vissuto così e che niente è stato difficile per lei. "Mi piace questa vita".
E allora penso che basta trovare i propri sassi rossi, farci le proprie collane e venderle. E vivere così, riconoscendo le proprie inclinazioni e dandogli un verso.
Oggi il padrone del ristorante parlava con me e la Chiara in un misto di danese, italiano e inglese, risparmiandoci il greco e salutandoci con "Più bella cosa" in spagnolo. è un bel guazzabuglio multietnico questa città. Bello, ampio. E caldo.
Quando il mondo è più piccolo perché il cielo è coperto, sono più incline a sentire la vita più sottile. Forse perché il processo di assorbimento si svolge in silenzio, senza il sole che strilla le parole.
Il ritmo della mia pancia mi dice che va tutto bene as long as I follow it. Ed è vero. Tocco le cose che mi stanno intorno come per farmele filtrare sotto la pelle, come per prenderne l'energia.
In queste ultime mattine mi sono svegliata col cuore alto e un nodo in gola aprendo la porta su Tagensvej e scendendo in bicicletta o a piedi per Norrebrogade. Ma questa è un'altra storia.
Vi lascio alla ricerca dei sassi rossi e vi dò appuntamento a fra un pò. Mi raccomando, continuate a fare per bene come state facendo nel frattempo.
Vi bacio,
V.
E allora raccolgo l'appello.
L'altro giorno una mia amica mi ha chiesto se conoscevo qualche ristorante carino in zona. Io stavo per risponderle: "Sì, ce n'è uno sotto casa mia con le tendine arancioni e una luce dorata, L'Osteria del Coro" è questo il nome? Non ne sono sicura.
Ho la testa ancora abbastanza piena di cose per poterle dire bene, ma sento i piedi saldi a terra ora. Mi piacciono i saluti del secondo semestre. Sono pacificati, con un understatement like 'we're gonna see each other again sooner or later'. Grazie per il tempo dato.
Ho scritto 30 pagine in inglese negli ultimi tempi, visto film, letto giornali, parlato e riparlato. E adesso le parole mi vengono in inglese. Perché, riflettevo, esattamente come si è quel che si mangia, si è quel che si studia. E per la prima volta forse sento l'importanza del porre attenzione a quel che si decide di studiare. A quel che si decide di diventare.
Ne è passato di tempo, ne ho fatte di cose. Ho le gambe forti e modellate dalla bici e le spalle che mi sembrano più salde e quadrate.
Credo nel non fissarsi sulla coerenze a tutti i costi. Sulla corenza rispetto a "quello che ho detto fino a ieri", "quello che ho sempre pensato" e soprattutto a "quello che gli altri si aspettano da me". Perché poi alla fine il punto è spesso quello. Mi trovo spesso a considerare che si spendono tante energie a definire e misurare se stessi in confronto a un 'altro' che sarebbe meglio impiegare nella conoscenza di se stessi.
Credo che la cosa più importante sia la coerenza con quello che si è e si sente nel momento in cui ci si trova a decidere qualcosa. In altre parole coerenti con se stessi. Aderenti, più che coerenti.
Il punto è che "se stessi" è tante cose e tante cose diverse che cambiano spesso, a volte di giorno in giorno. A quel punto nasce quella che è sentita come incoerenza, ma non lo è. Credo che il punto sia saper essere coerenti con le proprie incoerenze. Sia saper seguire le proprie incoerenze. Si parlava oggi di sistema di leggi di coerenza interna. Una volta fissato quello diventa possibile muoversi su ogni superficie.
A parte tutto ciò, sono quasi le 3 e credo che tra una mezz'ora/tre quarti d'ora albeggerà . Ormai è estate e anche il clima va a chiudere il cerchio. è vero che quando si tolgono i tappi gli odori arrivano in una zaffata forte. E allora mi sento di dire che sono "in odor di Toscana".
Tanto ancora e di più di quanto non sappia. Mi piace e voglio vivere così. Con me salda e coi piedi per terra in mezzo a un universo che gira. E ho voglia di parlare, tanta. Di quel parlare occhi negli occhi nella calma dell'initmità e raccontarsi la vita. Torno per questo e tanto altro.
Intanto, le ultime settimane danesi. Il sole scalda ormai e oggi l'aria era abbastanza densa da dare l'impressione di poter essere toccata. Il caldo è una bella sensazione a cui non sono più abituata. I danesi, appeno vedono un pò di sole, si lanciano a riempire i prati o a fare il bagno al mare. Di rigore, i barbecue.
Sono tanto stanca stasera, giornata intensa. Forse anche perché sento che sto tornando lentamente. I pensieri sono tanti e spero che tante "rivelazioni" sopravvivano al ritorno. Per ora vado a riposarmi che è ora.
Vi abbraccio, patate.
V.
Ps: Sil, secondo me quello di oggi è il post più bello che tu abbia mai scritto. E io lo capisco un bel pò.
"Ci orientiamo associando. Il complesso mondo di forme in cui dobbiamo raccapezzarci è un rebus colossale che scopre continuamente nuovi nessi compositivi e quindi altri complessi di senso, nascondendone però altri. Dobbiamo sempre prendere nuove decisioni e scegliere una tra le molte possibilità interpretative, rinunciando però alle altre."
Werner Hofmann - I fondamenti dell'arte moderna
E questo è quanto. è passato ancora un mese, nessuno ha scritto nient'altro, ascolto Virgin Radio in streaming da brava figlia della tecnologia (altro che discesa in campo), e passano Love Hurts degli Incubus. Fuori ha appena smesso di diluviare. Mi godo per un altro mesetto la vista splendida di questa casa, prima di restituirla a colei che per un altro po' è al nord. E intanto studio storia dell'arte e ci trovo dentro metafore metafisiche ed esistenziali, e penso che non smetteremo mai di sfidare il labirinto. L'importante è non fissarsi nella coerenza a tutti i costi -mi han detto, tempo fa, "l'importante è essere coerenti nell'incoerenza". Non sono del tutto d'accordo, l'importante credo sia accettare l'incoerenza e non aver paura di sbagliare, perché ogni scelta esclude altre possibilità (si dice che ad ogni rinuncia corrisponda una contropartita considerevole, disse la Carmen Consoli, speriamo).
E quindi continuiamo a scegliere e condividere.
Un bacio incoerente a chi apre ancora queste pagine ogni tanto, a chi si informa di quel che succede in Italia e altrove -in Danimarca una giornalista acchiappa quattro pedofili in un modo talmente semplice da essere geniale-, a chi vive e a chi sogna.
Scusate se non ha senso quello che ho scritto, ma ho seguito quel che mi diceva la testa, così, com'è venuta.
PS: mi sbagliavo. piove ancora.